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30 Ottobre 2014

Ricerca: Valutazione clinica e radiografica di due prodotti per la terapia canalare di denti decidui necrotici

di P.F. Lugliè, G. Spano, G. Lai, G. Congiu, A.M. Lumbau


Valutare clinicamente e radio graficamente l'efficacia di due cementi canalari nel trattamento endodontico di denti decidui necrotici è stato lo scopo del Lavoro pubblicato su Dental Cadmos (2014;82(8):539-548).
"Le terapie degli elementi dentari decidui in età pediatrica -spiegano gli Autori- talvolta vengono erroneamente trascurate. È importante, invece, salvaguardare la fisiologica permanenza dei denti decidui perché la perdita precoce, frequentemente secondaria alla carie, può determinare gravi alterazioni funzionali, e non sempre il mantenitore di spazio può essere la soluzione ideale".

Di qui l'importanza dell'endodonzia pediatrica.

I materiali più utilizzati nell'endodonzia dei denti decidui sono l'ossido di zincoeugenolo (ZOE), la pasta iodoformica e l'idrossido di calcio.
Recentemente, ricordano gli autori è stato introdotto nella pratica endodontica sui denti decidui un nuovo prodotto, il cui utilizzo ha consentito di ottenere ottimi risultati clinici e radiografici.

Per effettuare la ricerca sono stati selezionati 20 denti decidui necrotici in un campione di bambini di età compresa fra 3 e 8 anni. Tutti i denti selezionati sono stati trattati endodonticamente e otturati con Vitapex® (Neo Dental International Inc., Federal Way, WA, United States) e Calcicur® (Voco, Cuxhaven, Germany) e sono stati monitorati clinicamente e radio graficamente per un periodo di 12 mesi.
Il tasso di successo a 12 mesi dei due cementi canalari è stato rispettivamente del 100% e del 91%.
"Le paste oggetto del nostro studio hanno ottenuto buoni risultati clinici e radiografici, tuttavia il riassorbimento dei materiali all'interno dei canali radicolari, specialmente nel gruppo B (36,6%), pur non inficiando il successo clinico, potrebbe presentare lo svantaggio di richiedere un reintervento o comunque un followup più lungo".

"Saranno necessari -concludono gli autori- ulteriori studi con follow-up più prolungati e con un campione più rappresentativo per valutare possibili differenze nel successo della terapia a lungo termine e negli eventuali effetti sui denti permanenti".

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