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03 Ottobre 2019

Gli “intenti” del Governo per la prossima manovra finanziaria e le implicazioni odontoiatriche

Obiettivo il recupero dell’evasione attraverso l’uso della moneta elettronica. Bondi (ANDI), dentisti già preparati, si a strumenti seri per dimostrare la nostra trasparenza fiscale

Nor. Mac.

L'azzeramento dell'aumento automatico dell'Iva al 25% per il 2020 e la riduzione dell'aumento atteso per il biennio 2021-22 è il vero obiettivo del Governo che con l’approvazione del DEF ha delineato gli interventi da attuare nella prossima manovra economica che dovrà essere approvata dal Parlamento entro fine anno. In attesa, quindi, di capire quali saranno gli interventi adottati, dal Documento di economia e finanza possiamo intuire, a grandi linee, le scelte che si vorranno prendere. 

E tra i primi strumenti indicati per fare cassa vi è la lotta all’evasione fiscale cercando di recuperare parte del sommerso.

Oltre all’utilizzo degli strumenti già in mano all’Amministrazione finanziaria per scovare i contribuenti che tentano di fare i furbi, il Governo punterebbe all’incentivo dell’utilizzo dei pagamenti tracciabili. 

Incentivi che potrebbero essere due.  Il primo sarebbe un bonus fiscale del 19% accreditato l’anno successivo a chi spende fino a 2.500 euro l’anno con carte e bancomat per beni o servizi a rischio evasione, in determinati settori da individuare. Se saranno incluse anche le spese odontoiatriche, aggiungendo il 19% di detrazione fiscali per le spese sanitarie, i pazienti che effettuano spese tracciabili dal dentista (la media di spesa è di circa 600-800 euro) potrebbero ottenere benefici fiscali fino al 38% delle spese sostenute.  

Ma non solo, il bonus per le spese tracciabili prevede anche, ma in questo caso le cure odontoiatriche sarebbero escluse in quanto esenti, un rimborso tra il 2 ed il 4% dell’iva applicata ai beni acquistati.  

Le prime reazioni del settore 

“Ogni norma che agevola i nostri pazienti ad effettuare i pagamenti è benvenuta”, commenta il Segretario Sindacale Corrado Bondi (nella foto) ad Odontoiatria33.

“Già l’entrata in vigore dell’obbligo del POS non aveva colto impreparata la professione, in quanto molti di noi erano già attrezzati ed ad oggi, anche se non ci sono dati ufficiali che lo certificano, credo che il POS sia attivo in oltre l’80% degli studi odontoiatrici”. 

Segretario Sindacale ANDI che non vede criticità sull’intenzione del Governo di incentivare fino a premiare l’utilizzo dell’uso della moneta elettronica, se non quelle legate alla stessa tecnologia.

“Si dovrà però valutare anche i limiti che la moneta elettronica ha”; dice Bondi, “a cominciare dalle difficoltà di accedere a reti internet in certe zone del Paese e dai limiti tecnologici dello strumento oltre ai rischi legati ai furti informatici. E poi si dovrà anche prevedere sgravi fiscali o agevolazioni sul costo del POS, e su quelle delle commissioni bancarie”. 

Un giudizio comunque molto positivo perché, conclude, “l’utilizzo di strumenti di pagamento tracciati aiutano noi professionisti nella gestione economica dello studio ed anche ci aiutano a dimostrare la nostra trasparenza fiscale”.  

Le criticità, piuttosto, il Segretario Sindacale le indica nella ricerca di indicatori che consentano all’Amministrazione Finanziaria di individuare “a tavolino” il presunto evasore come gli ISA. “Siamo passati da uno strumento come gli Studi di Settore che nonostante anni di interventi e calibrature era ancora inadeguato ad uno come gli ISA che da subito ha dimostrato di non funzionare, ci aspettiamo che nella prossima manovra il Governo sappia porvi rimedio confrontandosi anche con i sindacati delle singole professioni coinvolte”.  

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